La curatrice, Francesca Mariotti, in questo anno 2012 continua a focalizzare l'attenzione nell'Arte contemporanea sul tema dell'ESISTENZA UMANA NEL SUO VIAGGIO della VITA e con Castagnino la “verità della vita” viene letteralmente messa “a nudo” e scavata nella figura e nel volto di infinite donne. La mostra porterà a Milano una quindicina di meravigliose tele che l'artista realizza, sulle orme degli espressionisti, tra colori ad olio e inchiostri acquarellati su supporti diversi, dal cartone alla tela, oltre a due o tre sculture della sua ultima produzione artistica. "Giovanni Castagnino è scultore e pittore, autodidatta fin da bambino. Alla passione sia per la pittura che per la scultura, unisce una profondità introspettiva e filosofica, sicuramente coltivata attraverso lo studio e la pratica di discipline orientali, quali le arti marziali, lo yoga, il buddhismo e il tai-chi. Dal 1978 ha iniziato ad esporre; dal 2000 apre il suo Atelier a Sestri Levante, dove abita, esponendo regolarmente i suoi lavori. La sua ricerca artistica si sviluppa in entrambi i rami dell'arte visiva con una perizia ed una specificità sorprendenti. La pittura si incentra sulla figura ed il volto, in cui la "Veritas" umana è sempre più rilevabile e da Castagnino espressa in modo tecnicamente personale. Le sue figure infatti si avvicinano alle immagini rupestri con una certa idea dell'affresco, "scrostato", eppure colorato e vitale. Gli occhi, sia nelle figure intere che nei volti, sono inquietanti, ricercatori e scrutatori della "Verità" del mondo, in cui noi stessi siamo coinvolti. I corpi allungati e scabri si dissolvono in questi fondi/muri, evanescenti contenitori di qualcuno o qualcosa di armonioso, ma instabile e incerto come la nostra stessa vita. I flussi energetici che le discipline orientali pongono quale reale essenza della vita, vengono quasi rappresentati e convogliati in queste fragili, ma luminescenti, donne, con una spasmodica volontà di scoprirne la "veritas", in realtà semre sfuggente e cangiante. Anzi, sembra quasi che siano "loro" a scrutare "noi spettatori", con quei loro occhi attenti, dolci, ma indagatori, quasi "creature ancestrali", vestali fuori dal tempo, universali." (Francesca Mariotti)